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  • Team BioVario

La biodiversità delle piante

Aggiornamento: 14 giu 2020

Il prof. Francesco Bracco, direttore dell'Orto Botanico di Pavia, ci parla della biodiversità delle piante, partendo dalle specie ornamentali e da frutto che vivono nei nostri giardini e quelle che rendono verde le nostre città, fino ad arrivare agli spazi naturali che ospitano specie autoctone o aliene.

Protagonisti della prima e vera conferenza del progetto BioVario sono stati gli allievi dell'Istituto Agrario Gallini di Voghera, magari già interessati ed informati su alcuni temi, ma davanti ad argomenti universitari e concetti che li porteranno ad elaborare una comunicazione artistica sulla biodiversità, c'è sicuramente tantissimo da imparare e collaborare insieme... divertendoci!

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del prof. Francesco Bracco


Il termine biodiversità rischia di essere inteso in modo troppo generico, afferma il prof. Bracco, si tratta in realtà di un concetto complesso che necessita, per poter essere compreso, di competenze idonee sugli organismi viventi in generale e, in questa occasione, in particolare sulle piante e su tutte le loro forme, funzioni, adattamenti ecologici, … Insomma tutti noi siamo abituati, in ambiente urbano, a conoscere una pochissimi nomi di piante o di fiori, perlopiù legati a pratiche di uso comune,ma ci vuole ben altro per riconoscere e percepire la diversificazione del mondo vegetale nell'ambiente che ci circonda!

Un primo livello di base della conoscenza della biodiversità vegetale di un territorio è legato al ritrovamento e all’elencazione di tutte piante che in quel territorio si trovano. Questo elenco dettagliato di entità vegetali è la FLORA ed è un documento fondamentale per determinare la ricchezza floristica, ovvero il numero di entità vegetali, di un territorio. Maggiore è la ricchezza floristica maggiore è, in prima approssimazione la biodiversità vegetale, di un territorio.Quando sentiamo parlare di flora, subito ci viene in mente la divinità romana, ma in ambito botanico questo termine indica un poderoso insieme di dati, risultato di studi e ricerche portati avanti anche da molti studiosi e in periodi di tempo lunghi (anni, diecine di anni)... E’ una documentazione completa che cerca di riassumere tutta la conoscenza botanica del territorio anche su base storica, in cui vengono evidenziate le nuove scoperte, ma anche sottolineati e confrontati gli errori commessi in passato.Un sito, attualmente non più aggiornato, ma che permette di farsi un’idea piuttosto reaistica della ricchezza di specie vegetali esistente al mondo è ad es. www.theplantlist.org molto dettagliato, dove vengono riportate tantissime informazioni: le lunghe liste di nomi e le statistiche numeriche danno una immediata immagine della complessità del mondo vegetale.

Gli studi approfonditi di carattere botanico e fitogeografico hanno determinato che esistono aree geografiche ricche di specie e altre zone più povere in termini di numero di specie per unità di superficie. Per esempio la fascia equatoriale con le foreste pluviali è caratterizzata da una ricchissima biodiversità vegetale favorita dal clima caldo umido. Anche i territori soggetti a clima mediterraneo, nelle diverse parti del globo ove si presentano, hanno una copertura vegetale una molto ricca seppure rappresentata da un paesaggio vegetale del tutto diverso.


La flora di un territorio è costituita da specie, che pur essendo tutte partecipi della sua ricchezza floristica, sono portatrici di significati diversi. Ci sono specie vegetali presenti nel territorio SOLO come esito dei lunghi processi di evoluzione biologica o di migrazione dovuti a cause naturali. Queste entità sono il patrimonio di biodiversità vegetale che caratterizza propriamente il territorio, e queste piante vengono definite autoctone o native. Questa flora autoctona non è da considerare in assoluto immutabile, ma i processi naturali di trasformazione del territorio e della sua flora avvengono generalmente in tempi molto lunghi. L'uomo ha enormemente accelerato tali trasformazioni, oltre che cambiando la copertura vegetale del territorio anche spostando le piante da un territorio all’altro per quanto lontani questi potessero essere. Ha importato molte specie di piante, che definiamo esotiche o aliene, sia perché di interesse ornamentale, che uso agrario o per altri fini applicativi. Nell’ultimo paio di secoli, quando le piante aliene sono sfuggite al suo controllo nei territori di nuova diffusione, ha creato molti danni alle piante e anche agli animali autoctoni.

Queste specie aliene, in poco tempo, possono modificare drasticamente gli habitat di un territorio! La ricchezza floristica comprende quindi una componente positiva data dal numero di piante native e una componente negativa legata al numero di entità aliene presenti nel territorio. Non sempre un numero elevato di specie è quindi di per sé un indice di elevata biodiversità naturale.


L'Italia è un territorio molto interessante perché i trova più o meno al centro dell'Europa meridionale, ha radici nella zona della catena alpina e si spinge profondamente verso sud all’interno del bacino del Mare Mediterraneo. Il suo territorio possiede anche una notevole variabilità orografica e morfologica, presenta una notevole varietà di substrati geologici e di suolio. La disponibilità di acqua varia da condizioni di aridità edafica o climatica, a situazioni di notevole abbondanza idrica nelle pianure dei grandi fiumi. La variabilità degli ambienti è una condizione che favorisce una elevata biodiversità vegetale. In Italia questa è anche incrementata dal ruolo di rifugio che la parte centrale e meridionale della penisola e le isole hanno avuto durante le glaciazioni quaternarie: qui molte specie hanno potuto conservarsi mentre sono scomparse dall’Europa media e settentrionale. Un’idea della complessità della flora del nostro paese la potete desumere dal Portale della Flora d’Italia consultabile nel sito web http://dryades.units.it/floritaly/ .Pavia e tutta la sua provincia sono un'ottima base di studio della biodiversità vegetale articolata in diverse aree. Pavia è una città quasi connessa all'ampia area urbana milanese, ma gode della contiguità con il parco del Ticino e il corso del Po, dove esistono ancora flore ricche e con un buon grado di naturalità. L'Oltrepò Pavese, dalle colline coltivate si estende fino all’alto Appennino, conservando una grande varietà di ambienti e di flora. La Lomellina invece, a causa del suo sfruttamento ha nel tempo, perso molta della sua biodiversità originale. Se vi fermate a osservare un campo coltivato secondo le moderne pratiche dell’agricoltura intensiva, soprattutto di riso ad es., vi accorgerete di come la flora infestante e marginale sia omogenea, ripetitiva e presenti quindi una biodiversità molto ridotta. La ricchezza di acque correnti, in quest’area, permette però ancora la sopravvivenza di una specie di felce acquatica molto rara (Isoëtes malinverniana) che è endemica della Lomellina e che si trova solo in questa area del mondo! Specie di questo tipo sono un contributo molto elevato alla biodiversità perché rappresentano il contenuto vegetale unico e irripetibile di un territorio.

Le trasformazioni che l’uomo ha imposto in modo sempre più pesante e pervasivo alla copertura vegetale della Terra hanno creato in molti casi condizioni che tendono a escludere le specie vegetali naturalmente presenti minacciandone la stessa sopravvivenza. Non poteva mancare allora un elenco standard per identificare le specie a rischio, codificato dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (www.iucn.it) e che prevede diversi gradi di minaccia più o meno grave. Una specie vegetale può essere:

  1. Estinta (EX, Extinct), applicata alle specie per le quali si ha la definitiva certezza che anche l’ultimo individuo sia deceduto.

  2. Estinta in natura (EW, Extinct in the Wild), assegnata alle specie per le quali non esistono più popolazioni naturali, ma solo individui in cattività (per esempio in orti botanici, banche del germoplasma).

  3. Gravemente minacciata (CR, Critically Endangered), specie considerate a rischio estremamente elevato di estinzione in natura.

  4. Minacciata (EN, Endangered), specie considerate ad elevato rischio di estinzione in natura.

  5. Vulnerabile (VU, Vulnerable), specie considerate a rischio di estinzione in natura.

  6. Quasi a rischio (NT, Near Threatened), specie prossime ad essere considerate a rischio e che in assenza di adeguate contromisure possono diventare minacciate in un futuro prossimo.

  7. A minor rischio (LC, Least Concern), specie che non soddisfano i criteri per l’inclusione in nessuna delle categorie di rischio (specie ad ampio areale o con popolazioni numerose).

  8. Dati insufficienti (DD, Data Deficient), specie per le quali le informazioni disponibili non sono sufficienti a dare una valutazione diretta o indiretta del rischio di estinzione.

  9. Non valutata (NE, Not Evaluated), specie non ancora valutate con la metodologia IUCN.

Per le sole valutazioni non effettuate a livello globale, ma in territori più o meno limitati (come ad esempio nel territorio italiano), si aggiungono altre due categorie:

  1. Estinta a livello regionale (RE, Regionally Extinct), per le specie estinte nell’area di valutazione, ma ancora presenti in natura altrove.

  2. Non applicabile (NA, Not Applicable), per specie che non possono essere oggetto di valutazione (per esempio perché introdotte o perché la loro presenza nell’area di valutazione è marginale).

Per farvi un’idea di tali problemi potete consultare la lista delle piante minacciate nel nostro paese (Lista rossa della flora italiana) e quelle degli altri organismi liberamente scaricabili dalla pagina web seguente:

https://www.minambiente.it/pagina/liste-rosse-nazionali#6 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare.

E’ stata applicata l’idea di Biodiversità, in termini di ricchezza floristica al concetto di “flora”. Ma la flora ha due facce: da un lato rappresenta in modo molto esplicito il contenuto di organismi vegetali di un territorio (ne costituisce il catalogo vero e proprio), dall’altro se noi osserviamo il paesaggio vegetale non vediamo la flora che come tale è un’astrazione. In natura noi vediamo la VEGETAZIONE, che è il tappeto verde che ci circonda articolato in molti aspetti diversi che dipendono dalle caratteristiche specifiche delle piante presenti (erbe, arbusti, alberi ad es.) e dal modo con cui esse stesse si assortiscono nella competizione reciproca per lo spazio e per utilizzare le risorse disponibili nell’ambiente. L’aspetto della vegetazione è anche funzione del tempo che le piante hanno avuto a disposizione per insediarvisi e svilupparsi oltre che della stabilità delle condizioni che l’ambiente presenta nel tempo. Per descrivere la vegetazione i ricercatori identificano un'area campione rappresentativa e censiscono con accuratezza le piante presenti rilevandone però anche le quantità e l’organizzazione spaziale.La biodiversità nella vegetazione si basa sulla ricchezza floristica ma rispetto alla flora ha un’ulteriore componente determinata dalle proporzioni con cui le varie specie compaiono nella copertura vegetale.


Uno strumento utile per valutarla è l'Indice di Shannon (o Indice di Shannon-Wiener) capace di quantificare il grado di dispersione delle specie nella vegetazione: ha valore massimo se, a parità del numero di specie, le specie sono presenti tutte nella stessa quantità, ha valore minimo se una o pochissime specie dominano la copertura vegetale a scapito delle altre. Questo indice nasce come misura dell’entropia nell’ambito della teoria dell’informazione, ma è divenuto un utile strumento anche nell’ambito degli studi ecologici e ovviamente aumenta anche in funzione del numero di specie, ovvero della ricchezza floristica della vegetazione.Per qualche approfondimento sulla Teoria dell'Informazione di Claude Shannon cliccate qui oppure qui .Nelle diapositive da 46 a 51 trovate illustrati questi concetti con un minimo di formalismo matematico e anche con qualche esempio reso in termini visuali che forse può chiarire i concetti accennati qui sopra.L’analisi della biodiversità della vegetazione accennata qui sopra ci aiuta a evitare un concetto di biodiversità troppo ingenuo e semplificato. E’ sicuramente vero che una copertura vegetale qualunque essa sia offre spazio a una biodiversità maggiore di quella possibile in un suolo denudato o in un piazzale asfaltato, sia in riferimento alla componente vegetale che a quella animale che vi si insedia di conseguenza. Però non tutto ciò che è verde è ugualmente biodiverso.


Se prendiamo il perfetto tappeto verde di un giardino, questo è solo costituito dalla ripetizione degli stessi fili d'erba, della stessa specie vegetale. Meglio di nulla, magari vantaggioso per l’uso dell’uomo e a suo modo gratificante a livello estetico, ma caratterizzato da una biodiversità vegetale ridottissima. La tendenza che l’uomo ha nel creare e mantenere coperture vegetali monospecifiche, nella vegetazione artificiale ornamentale, ma anche e soprattutto in ambito agrario, si concilia molto male con il mantenimento della biodiversità vegetale. Ciò che ci è utile o gradito non sempre è rispettoso ella biodiversità.In chiusura, il prof. Bracco, ragiona sul perché in Italia ci sia poca sensibilità verso la biodiversità e in particolare verso quella espressa dal mondo vegetale. Azzarda un paragone con il mondo dell’arte e il nostro patrimonio artistico:

“Come avviene per l’arte siamo ricchi anche di biodiversità, e l’impressione è che siamo assuefatti a essa e diventiamo spesso a essa indifferenti. Se ci confrontiamo ad es. con i paesi nordici scopriamo che la conoscenza base della biodiversità vegetale costituisce un patrimonio comune molto più largamente condiviso rispetto al nostro paese dove tende a essere coltivata prevalentemente a livello tecnico e specialistico. Forse uno dei fattori chiave di tale differenza è la familiarità con la conoscenza della natura che viene già proposta ai bambini grazie ad esempio a libri illustrati con immagini gratificanti, ma anche corrette e molto dettagliate; le piante compaiono come soggetti o sfondi di storie di, capaci di accrescere la curiosità, la creatività e l’immaginazione. Abituarsi a osservare la biodiversità fin da un'età precoce e a riconoscerla nel mondo circostante può diventare un modo, anche piacevole, di comprendere e interpretare il paesaggio vegetale che ci circonda”.




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