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  • Team BioVario

La biodiversità degli organismi acquatici e specie aliene

Aggiornamento: 14 giu 2020

Ed ora il progetto BioVario vi porterà sott'acqua per scoprire le specie che popolando il nostro amato fiume Ticino e non solo. A volte diamo per scontato che determinate specie di flora e fauna siano sempre esistiti... invece, il Dott. Daniele Paganelli, biologo esperto di ecologia acquatica, ci svelerà quali sono le specie aliene.

Niente paura, nessun animale o vegetale proveniente dallo spazio, ma solamente da altre parti del mondo, molto spesso infestanti e capaci di mutare l'ecosistema e il paesaggio.

Il Dott. Daniele Paganelli ci ha raccontato la biodiversità degli organismi acquatici e delle specie aliene.

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del Dott. Daniele Paganelli


Il Dott. Paganelli, esperto di ecologia acquatica, ha parlato della biodiversità con approccio ecologico affrontando il concetto a diverse scale “dal più grande al più piccolo”.

Esiste la biodiversità della specie ed esiste la biodiversità dell’ecosistema. Infatti, in ogni ambiente ci sono diverse comunità intese come insieme degli individui e delle loro interazioni con l’ambiente stesso.

Il Ticino, che attraversa Pavia in un ambiente fortemente antropizzato, cambia moltissimo dalla sorgente alla foce; in tutto il suo corso ha aspetti naturali molto vari ed un ecosistema estremamente diversificato. Cambia il paesaggio, l’alveo, la forza della corrente e cambiano anche le comunità che lo popolano. Dal ruscello al torrente della montagna fino alle anse e alle lanche della pianura (ce ne sono 10 nel territorio pavese!) si incontrano, così, paesaggi e ambienti con popolazioni diverse e, in alcuni casi, con una biodiversità altissima.

La corrente dell’acqua e la sua temperatura hanno una grandissima influenza sugli abitanti, la vegetazione ed il paesaggio fluviale.

Così scopriamo che i salmonidi si trovano nelle acque fredde e i ciprinidi in quelle calde, i pesci con forma lunga e assottigliata stanno nelle acque correnti mentre quelli più tondeggianti nelle acque tranquille.

Oltre ai pesci, nell’acqua dei fiumi, si trovano i macroinvertebrati che sono organismi visibili ad occhio nudo come larve (di mosca, libellula e zanzara), molluschi, crostacei (piccoli e grandi), vermi e sanguisughe. Questi organismi sono dei bioindicatori nel senso che la loro presenza o assenza fornisce diverse indicazioni sulla qualità dell’acqua (inquinamento) e delle sue caratteristiche ambientali (in montagna si trovano macroinvertebrati diversi da quelli della pianura). Ci sono poi gli insetti volatori (libellule), pattinatori (zanzare) e subacquei (scorpione d’acqua). I fiumi sono popolati da diverse specie, alcune sono autoctone altre sono aliene cioè non sono originarie dell’ambiente in cui vivono.

Ci sono tantissime specie aliene tra i pesci, i crostacei, i molluschi, i mammiferi, gli insetti, le piante e gli uccelli dei nostri fiumi.

Come sono arrivate? Le ha portate l’uomo in alcuni casi in modo volontario (importazione di animali esotici) altre volte in modo inconsapevole e accidentale (nei bancali di merci importate da altri paesi).

Che impatto hanno sul nostro ambiente? Tutte queste specie aliene, che per diversi motivi si sono trovate molto bene nell’ambiente in cui sono state immesse, hanno un impatto grandissimo sugli ecosistemi contribuendo a destabilizzare e a indebolire la biodiversità, prevaricando sulle specie autoctone e causando danni economici.

Cosa si può fare? Nel 2017 la Comunità Europea ha riconosciuto la presenza di queste specie aliene invasive come un problema ed ha stilato un elenco in cui sono incluse 67 specie, più pericolose per tutti gli Stati membri, per cui è ancora possibile intervenire bloccandone la diffusione.


L’Italia ha recepito l’elenco ed ha regolamentato la presenza degli esemplari già presenti per cui i possessori sono tenuti a:

  1. Denunciarne il possesso su un apposito portale del Ministero.

  2. Non abbandonare o lasciare scappare l’esemplare.


Cosa può fare la ricerca? La ricerca può, attraverso progetti e attività pratiche, contrastare il diffondersi di specie aliene invasive e preservare le specie autoctone. Lo può fare attraverso progetti Europei con il confronto di esperienze e la diffusione di nuove pratiche da mettere in atto.


Inoltre è fondamentale favorire la biodiversità autoctona attraverso:

  1. Informazione

  2. Educazione

  3. Protezione della specie autoctona attraverso l’attenzione alle pratiche agricole, la riqualifica ambientale, l’allevamento di specie autoctone per reimmissione in un ambiente riqualificato in cui possano reintegrarsi.

Bisogna tener presente anche che non tutte le specie che causano danno alla biodiversità sono aliene. Anche l’eccessiva diffusione di alcune specie autoctone può essere dannosa alla biodiversità perché crea uno squilibrio ambientale. Un esempio è l’altissima diffusione del cormorano.
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