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  • Team BioVario

La biodiversità degli animali

Aggiornamento: 23 giu 2020

Durante il primo incontro il prof. Bogliani ha parlato della biodiversità spiegando COSA E’, DOVE SI TROVA, A COSA SERVE E DA COSA E’ MINACCIATA.Il secondo incontro è dedicato alla FAUNA.Sono numerose le specie viventi descritte per il territorio nazionale. In Italia ne sono state individuate non meno di 63.000, tra piante vascolari, funghi e animali) quindi è complicato affrontare l’argomento in modo generale.Così il prof. Bogliani ha deciso di restringere il campo illustrando due studi effettuati negli anni passati, uno relativo alla biodiversità urbana della città di Pavia e l’altro relativo alla biodiversità nel Parco del Ticino.


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del prof. Giuseppe Bogliani


AMBIENTE URBANO, PAVIA

Lo studio, che ha preso in considerazione la città di Pavia, aveva lo scopo di individuare un set di indicatori da poter utilizzare per monitorare i livelli di biodiversità di diverse parti dell’ambiente urbano. La maggior parte della popolazione vive in zone densamente urbanizzate e, per questo, la biodiversità urbana è importate, perché qui la maggior parte delle persone, in particolare i giovani, ha il suo primo approccio con altre specie.

L’ambiente urbano è particolare per la tipologia del suolo di scarsa qualità, per la maggior quantità di calore rispetto ad altri ambienti circostanti, per una grande instabilità dovuta alle attività antropiche. Nonostante queste caratteristiche che non sempre sono ottimali, in città c’è abbondanza di cibo e ci sono innumerevoli posti dove appollaiarsi e nidificare e questo consente la presenza di diverse specie. Per esempio, la città percepita da un uccello, come il colombo, e dai pipistrelli, si presenta come un mosaico di zone rocciose (edifici) intervallate da piccole aree verdi più o meno estese (i parchi, i giardini..) e da grandi canyon (le strade).

  • Ai fini di realizzare la ricerca, sono state individuate 31 aree verdi all’interno della città, giardini e parchi urbani di diverse dimensioni e tipologia (giardini dei collegi, del castello del geofisico, le rive del Ticino, il parco della Vernavola, aree verdi di arredo urbano).

  • Sono stati scelti i taxa, ovvero i gruppi animali da studiare per due anni: uccelli, pipistrelli, farfalle diurne (la maggior parte delle farfalle del nostro territorio sono notturne ma sono difficili da studiare perché si campionano con trappole luminose che in città sono poco utilizzabili), coleotteri (carabidi e stafilinidi), ragni e molluschi terrestri.

  • Alla fine della ricerca è stata stilata una “graduatoria” delle aree per ricchezza di specie in cui sono risultate ai primi posti la Vernavola, l’area del Ticinello, il parco dell’Istituto Geofisico, il giardino del Collegio Borromeo, il Cimitero, e poi, a seguire, i giardini dei collegi più interni alla città e i “ritagli” di verde come per esempio la striscia vicino a piazza della Minerva.

  • I risultati della ricerca sono stati presentati al Comune di Pavia che, in qualche modo, ha tenuto in considerazione i risultati in fase di progettazione della tangenziale nord dove sono stati realizzati sottopassi e due grandi sovrappassi all’interno del parco della Vernavola, veri e propri ponti verdi percorribili da uomini ed animali, che hanno permesso di non creare barriere per le dispersioni della fauna.

  • I dati della ricerca sono stati elaborati per vedere come variava la ricchezza delle specie in base ad alcune caratteristiche come la distanza dal margine della città, la superficie dell’area studiata e la gestione del sottobosco.

Come si può immaginare è risultato che: più ci si avvicina al margine della città dal centro verso l’esterno, più si trova ricchezza di specie; più la superficie dell’area verde è vasta, più si ha ricchezza di specie; più è complessa la gestione del sottobosco, più c’è ricchezza di specie; (gestione del sottobosco=presenza di uno o più degli strati verticali: strato erbaceo, arbusti e alberi) L’ecologia delle aree verdi urbane è assimilabile alla ecologia delle isole: un’isola ha più specie tanto più è estesa e tanto più è vicina al continente. Il prof. Bogliani, con l’ausilio di bellissime foto, ha illustrato le diverse specie individuate e studiate nelle 31 aree oggetto di ricerca arricchendo il racconto anche con curiosi aneddoti:

COLEOTTERI La maggior parte delle specie sono alate ma ce ne sono anche alcune attere che non sono in grado di volare ed hanno meccanismi di dispersione diverse (le piene spesso hanno agevolato le dispersioni di queste specie in zone dove si erano create delle barriere naturali).

RAGNI Durante questo studio, a Pavia è stata scoperta una nuova specie di ragno (l’Arpactea Longobarda). Gli esemplari sono stati trovati nei giardini di piazza Botta e nella Rotonda di viale Nazario Sauro. Si tratta di un ragno che non fa ragnatela e ha un comportamento da predatore nell’erba.

UCCELLI i codirossi, che stavano scomparendo in tutta Europa perché nidificavano in boschi antichi di alberi enormi con grosse cavità, erano diventati una specie comune in città. Adesso lo sono meno perché è arrivato un competitore, il codirosso spazzacamino, tipico delle montagne che si è trasferito nelle città e anche a Pavia.

PIPISTRELLI Fin dal 1800 Pavia è stata una delle zone più studiate per i chirotteri europei. Uno studioso (Edoardo Senna) realizzò la propria una tesi di laurea di medicina sui chirotteri. Oltre a enumerare numerose specie, egli scoprì che c’era una specie rara di pipistrelli che aveva creato una numerosissima colonia nel campanile della Torre Civica.Un’altra colonia, individuata dal gruppo di ricerca del prof. Bogliani, era presente nei sottotetti del collegio Borromeo scoperta grazie al batdetector, uno strumerto capace di rilevare i fraseggi dei pipistrelli. La colonia non è più presente.

FARFALLE Una farfalla, la Licena delle paludi o delle risaie, Lycaena dispar, i cui bruchi si nutrono esclusivamente di un romice, il tabacco d’acqua, un tempo diffusa in tutta Europa, si sta estinguendo e in alcune aree è già estinta. Da noi c’è ancora, alla Vernavola e nel parco del Ticino nonostante il tabacco d’acqua non sia più molto presente a causa dei diserbanti. Col tempo, questo tipo di farfalla ha subito delle mutazioni per cui riesce a nutrirsi anche di altre piante, in particolare dei romici comuni.

Fare un elenco delle specie vuol dire fare un elenco provvisorio perché la fauna in un ambiente è sempre in evoluzione.

Negli ultimi 30 anni, infatti, ci sono state diverse novità nella fauna di Pavia e nell’Oltrepò. Sono comparsi cinghiali e caprioli che in alcuni casi si spingono in prossimità della città.E’ comparso falco lodolaio, che nidificava nei pioppeti, nei nidi abbandonati dalle cornacchie e adesso nidifica anche in città. Altri uccelli hanno occupato la città: il merlo e il colombaccio sono più presenti tanto in città, quanto in campagna. Il Parrocchetto dal collare è una specie di pappagallo mediorientale che veniva allevata in gabbia e poi si è diffuso nelle nostre città dove si è ambientato benissimo, nidifica negli anfratti delle mura degli edifici, delle torri e del castello e d’inverno si nutre principalmente dei frutti secchi dei bagolari.

IL PARCO DEL TICINO

Il Parco del Ticino è un corridoio naturale di 100 chilometri che si snoda dal Lago Maggiore fino all’Appennino, verde, ricco di boschi di flora e di fauna.

Come ha fatto a salvarsi questo grande parco?

Le motivazioni sono storiche, infatti tutta quest’area costituiva la riserva di caccia dei ricchi Milanesi e Pavesi fin dai tempi degli Sforza. Come tale era preservata nella sua naturalità.Negli anni ’70 del 1900, cominciarono i primi disboscamenti e per diverse aree vennero ipotizzati dei progetti di urbanizzazione. Grazie ad un gruppo di cittadini che, allarmati, intuirono il rischio di perdere questa grandissima ricchezza e si mobilitarono raccogliendo 4.000 firme per sottoporre il problema a Regione Lombardia, che peraltro si prese a cuore il problema e deliberò in merito, il 4 gennaio del 1974 venne istituito il Parco naturale lombardo della valle del Ticino che è il più antico parco regionale d’Italia e il più esteso parco fluviale d’Europa. Naturalmente questo provocò il dissenso dei proprietari delle aree che misero in atto azioni di protesta tra cui il licenziamento di tutti i guardiacaccia. L’Ente Parco, a quel punto, ne assunse numerosi come guardia parco. Negli anni successivi venne individuata una rete di aree protette e nel 2003 l’UNESCO dette il riconoscimento internazionale a questo parco. Nel tempo sono state fatte numerosissime ricerche sulla fauna presente e, in questo momento le Università di Pavia e di Milano stanno aggiornando il primo inventario delle specie presenti che risale al 2002.Sono numerose le specie presenti a partire da funghi, licheni, piante vascolari per arrivare agli animali.

Cosa c’era di particolare nel 2000?

Erano presenti diverse specie UNICHE e rare. La comunità europea aveva stabilito che, se ne esistevano delle popolazioni significative, lo stato nazionale aveva il dovere di proteggerle. In Italia gli organi deputati a questo erano le Regioni che istituirono diversi siti Natura 2000 di aree protette. Il numero delle specie oggi, rispetto alle specie catalogate nel 2002, è notevolmente superiore.


Il prof. Bogliani ha inoltre sottolineato che ci sono alcune specie, allora diffusissime, che oggi non ci sono più o sono rarissime, non solo in Italia ma anche nel resto dell’Europa.

Un esempio è la libellula dalla coda rossa, comunemente detta, "piciu rusu" che era diffusissima e, oggi, è praticamente scomparsa. Attenzione perché ne sopravvivono e talvolta sono comuni specie di libellula che le assomigliano.

Perché prima era così diffusa e oggi non c’è più? Cosa è successo?

Questa specie sciamava ad agosto, si accoppiava e deponeva le uova lasciandole cadere nelle risaie. Le risaie si asciugavano, poi venivano riempite la primavera dell’anno successivo, le uova si schiudevano e ricominciava il ciclo riproduttivo do questi esemplari. Il cambiamento della coltura delle risaie, sia per il livellamento del terreno, sia per la diversi ritmi di alternanza delle piene e delle asciutte, ha causato la scomparsa di alcune specie come diverse specie di libellula, le raganelle, le rane. Alcune specie si sono completamente estinte.Il gambero di fiume è praticamente scomparso anche per la comparsa di un competitore, il gambero rosso della Louisiana.


PESCI

Diverse sono anche le specie di pesci. Circa la metà sono autoctone, le altre sono specie alloctone, introdotte dall’uomo come la carpa, il carassio, il coregone.La Cheppia, simile all’agone, in passato era importante dal punto di vista alimentare per le popolazioni rivierasche. Le popolazioni migratrici si sono estinte a causa della costruzione di dighe da parte dell’uomo (un esempio la barriera ad Isola Serafini, vicino a Cremona). Il problema delle dighe è un problema oramai riconosciuto e il parco del Ticino che, insieme ad altri Enti, ha tentato di superare il problema costruendo, nei pressi delle dighe del Ticino, delle scale di risalita una sorta di piccoli canali di acqua corrente in cui i pesci entrano e superano la barriera artificiale trovando zone dove rifugiarsi. Lo scopo è quello di ricreare la continuità lungo tutto il Ticino. Altre specie migratrici scomparse sono gli storioni; ben tre specie che in passato venivano pescati in grandi quantità (con una vera e propria pesca collettiva) e distribuiti anche alle persone più povere. In realtà, una di queste tre specie, lo Storione di Naccari, è sopravvissuta, benché in numero ancora scarso, nonostante le sia impedita la migrazione.

Le immissioni dei pesci operate dai pescatori e da alcuni enti pubblici negli scorsi decenni hanno causato grandissimi squilibri in quanto le specie alloctone, che si sono ambientate molto bene, hanno causato scompensi dannosi per le specie autoctone. Per esempio il siluro, che è un grosso predatore non solo di pesci, ha creato forti squilibri nel fiume e anche nell’ambiente circostante.


ANFIBI

Erano presenti diverse specie tutte autoctone. Adesso la situazione è cambiata. La rana balcanica, che è già giunta a colonizzare le golene del Po, si diffonde velocissimamente e arriverà al Ticino. Ci sono tuttora specie molto rare come la Rana di Lataste e il Rospo bruno del Cornalia.


UCCELLI

Le specie sono numerose e sono state oggetto di ricerche in decenni recenti.


MAMMIFERI

Sono state individuate anche le specie di mammiferi presenti nel censimento del 2002. Anche in questo caso sono ricomparsi esemplari di specie che allora non erano presenti.

Oggi ci sono cervi, caprioli, cinghiali e daini che in diverse occasioni sono stati avvistati ai margini della città.Altre specie, come per esempio la lontra, si sono estinte per diverse cause (caccia, inquinamento, modifica delle condizioni ambientali). Il Parco del Ticino Lombardo e quello Piemontese la hanno reintrodotta nei primi anni 2000 e una piccola popolazione è tuttora presente. Infine, straordinario è il ritorno del lupo nell’area del Parco del Ticino, da dove era scomparso all’incirca nel 1819. Le osservazioni sono ormai diverse e ripetute.



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